Chi erano i Longobardi: origini, migrazione e insediamento nel Nordest italiano
I Longobardi — in latino Langobardi, letteralmente “le lunghe barbe” — furono uno dei popoli germanici più influenti dell’alto Medioevo europeo. La loro storia è una delle grandi epopee migratorie dell’antichità tardiva: un popolo guerriero, capace di trasformare profondamente i territori che attraversò e in cui si stabilì.
Le origini scandinave e il lungo viaggio verso sud
Le fonti storiche, a partire dall’Historia Langobardorum di Paolo Diacono (VIII secolo), collocano le origini dei Longobardi nella Scandinavia meridionale, nella regione chiamata Scatenauge, identificata con l’attuale Scania svedese. Da lì, nel corso dei secoli, il popolo intraprese una lenta migrazione verso sud, attraversando le pianure della Germania settentrionale, la Boemia e la Pannonia — l’odierno bacino carpatico-danubiano — dove risiedettero per diversi decenni prima della discesa in Italia.
Durante questo percorso secolare, i Longobardi entrarono in contatto con altri popoli germanici, con l’Impero Romano d’Oriente e con le culture delle steppe eurasiatiche, assorbendo influenze che si riflettono nell’arte, nella metallurgia e nelle pratiche funerarie che oggi possiamo studiare.
La prima ondata: il 568 d.C. e l’arrivo nel Nordest italiano
Il momento chiave della storia longobarda in Italia è il 568 d.C., quando il re Alboino guidò il suo popolo oltre le Alpi Giulie, varcando il confine nord-orientale della penisola. Questa prima ondata migratoria interessò in modo diretto il Friuli, il Veneto e parte dell’attuale Trentino: territori che divennero il cuore del primo insediamento longobardo in Italia, ancora prima della conquista della Pianura Padana e della fondazione del regno con capitale Pavia.
Il Ducato del Friuli, con capitale Forum Iulii (l’odierna Cividale del Friuli), fu il primo territorio stabilmente controllato dai Longobardi e riveste ancora oggi un valore eccezionale per la ricerca storica e archeologica. Non è un caso che Cividale del Friuli ospiti il Museo Nazionale Longobardo e sia inserita nel patrimonio UNESCO nell’ambito dei “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
Una società stratificata tra guerra e cultura
I Longobardi non erano soltanto un popolo di guerrieri. La loro società era articolata in classi — arimanni (uomini liberi in armi), aldii (semiliberi) e servi — e governata da un diritto scritto, l’Edictum Rothari del 643, uno dei più antichi codici giuridici germanici. Praticavano l’agricoltura, l’allevamento, l’artigianato e un commercio attivo con i territori confinanti.
L’arte longobarda — con le sue fibule a S, le guarnizioni dorate, i dischi-fibula e le croci in lamina d’oro — rappresenta uno dei vertici dell’oreficeria tardoantica e altomedievale europea. Un’arte che parla di identità, di prestigio e di sincretismo culturale tra tradizione germanica, influenze bizantine e progressive aperture al Cristianesimo.
Conoscere i Longobardi significa comprendere le radici profonde di un’Europa in formazione, e il Nordest italiano — dove tutto ebbe inizio — è il luogo ideale da cui partire.